Scoperto traffico di droga nel carcere di Carinola: arresti per detenuti e familiari

Un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere ha portato all’arresto di nove persone, tra cui quattro detenuti, per un traffico di droga nel carcere di Carinola, Caserta.
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Un’inchiesta condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere ha rivelato un traffico di droga all’interno del carcere di Carinola, in provincia di Caserta. Le indagini hanno portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di nove persone, tra cui quattro detenuti e cinque familiari, accusati di gestire un giro di spaccio di sostanze stupefacenti. Questo caso evidenzia le problematiche legate alla sicurezza e al controllo all’interno degli istituti penitenziari, nonché il ruolo cruciale delle famiglie nel facilitare tali attività illecite.

Le indagini e le misure cautelari

Il 20 marzo, le forze dell’ordine hanno eseguito le misure cautelari disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Quattro detenuti sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, mentre le loro mogli e compagne hanno ricevuto gli arresti domiciliari. Le accuse nei loro confronti riguardano la gestione di una rete di spaccio di droga all’interno della struttura penitenziaria.

Le indagini sono state condotte dal Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria per la Campania, che ha utilizzato metodi di accertamento tecnico-scientifico per ricostruire il traffico di sostanze stupefacenti. Gli inquirenti hanno analizzato i flussi di denaro versati dai familiari ai detenuti, evidenziando come queste somme fossero ben superiori a quelle necessarie per le spese quotidiane, suggerendo un uso diretto per l’acquisto di droga.

Il ruolo delle famiglie nel traffico di droga

Le indagini hanno rivelato che le mogli e le compagne dei detenuti hanno avuto un ruolo fondamentale nel traffico di droga. Queste donne erano responsabili dell’introduzione fisica delle sostanze stupefacenti all’interno del carcere, facilitando così la distribuzione tra i detenuti assuntori. Questo aspetto mette in luce una dinamica complessa, in cui le famiglie non solo sostengono i detenuti, ma diventano anche complici in attività illecite.

Le autorità hanno sottolineato l’importanza di monitorare le transazioni finanziarie tra i detenuti e i loro familiari, poiché queste possono rivelare schemi di comportamento sospetti. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha dichiarato che l’attenzione verso il fenomeno dello spaccio all’interno degli istituti penitenziari rimane alta, e che le indagini continueranno per smantellare reti di traffico di droga.

La risposta delle autorità e le implicazioni future

L’esito delle indagini ha sollevato interrogativi sulla sicurezza all’interno delle carceri italiane e sulla necessità di implementare misure più efficaci per prevenire il traffico di droga. Le autorità competenti stanno valutando ulteriori strategie per rafforzare il controllo all’interno delle strutture penitenziarie e per garantire che le famiglie non diventino veicolo di attività illecite.

Il procuratore Pierpaolo Bruni ha evidenziato come l’ufficio di Procura sia impegnato nella lotta contro lo spaccio di droga negli istituti penitenziari, collaborando con il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria. La situazione attuale richiede un approccio coordinato e una vigilanza costante per affrontare le sfide legate alla sicurezza e al benessere dei detenuti e del personale penitenziario.

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