Il recente terremoto ai Campi Flegrei ha suscitato preoccupazione e interesse, specialmente dopo l’intervista di Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, rilasciata a Il Mattino. Durante la conversazione, Di Vito ha fornito dettagli significativi riguardo all’evento sismico che ha colpito la zona nella notte del 13 marzo, quando è stata registrata una magnitudo di 4.6 sulla scala Richter, il valore più alto mai registrato in questa area negli ultimi quarant’anni.
Dettagli sul terremoto del 13 marzo
L’evento tellurico si è verificato alle 1:25 del 13 marzo e inizialmente era stato classificato con una magnitudo di 4.4. Tuttavia, dopo una revisione dei dati, gli esperti hanno aggiornato la magnitudo a 4.6, rendendo questo terremoto il più potente mai registrato nella storia recente dei Campi Flegrei. Di Vito ha spiegato che, in genere, l’Ingv emette un comunicato entro cinque minuti dal sisma, seguito da un’analisi approfondita nei successivi trenta minuti. Questo processo di revisione è fondamentale per garantire l’accuratezza dei dati, e nel caso specifico del 13 marzo, la magnitudo è stata ricalibrata dopo ulteriori analisi.
Il direttore ha anche sottolineato che quella notte si sono verificati due eventi sismici molto ravvicinati, rendendo difficile la loro distinzione. La magnitudo di 4.6 rappresenta un picco in termini di energia sismica, con parametri di accelerazione mai registrati prima. Questi dati sono stati già evidenziati durante la prima rilevazione, suggerendo un’attività sismica significativa nella regione.
Impatti sulla popolazione e evacuazioni
A seguito del terremoto, la Protezione Civile ha avviato misure di emergenza, evacuando 340 persone, corrispondenti a 142 famiglie, dalle aree più colpite. La situazione è stata monitorata costantemente, e i residenti hanno espresso preoccupazione per la frequenza e l’intensità delle scosse. Di Vito ha confermato che il fenomeno del bradisismo, ovvero il sollevamento del suolo, continua a manifestarsi con una media di tre centimetri al mese. Questo sollevamento del suolo è un indicatore di attività vulcanica e sismica, e gli esperti avvertono che potrebbe portare a ulteriori eventi sismici in futuro.
La popolazione locale vive in uno stato di ansia costante, preoccupata per la possibilità di nuovi terremoti. Le scosse ripetute hanno creato un clima di tensione, con molti residenti che trascorrono notti insonni a causa dei boati e dei tremori. Di Vito ha rassicurato che i parametri geochimici non mostrano variazioni significative, ma ha avvertito che la caldera dei Campi Flegrei non è in uno stato di inattività.
Prospettive future e misure di sicurezza
La situazione ai Campi Flegrei rimane complessa e sotto attenta osservazione. Di Vito ha evidenziato che, sebbene non vi siano soluzioni definitive per prevenire i terremoti, è fondamentale monitorare gli edifici e adottare misure di sicurezza. Gli esperti stanno lavorando per garantire che le strutture siano in grado di resistere a eventuali scosse di magnitudo 5.0, che rappresentano il limite massimo previsto per la zona.
La comunità scientifica continua a studiare attentamente il comportamento della caldera e i segnali di attività sismica. La preparazione e la prevenzione rimangono le chiavi per affrontare questa situazione, mentre la popolazione locale spera in un miglioramento della situazione e in una maggiore stabilità.
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