I film sulla Shoah più importanti da non perdere

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I film sulla Shoah rappresentano un patrimonio cinematografico fondamentale per mantenere viva la memoria di uno degli eventi più tragici della storia umana. Questo articolo presenta una guida dettagliata ai film più significativi che hanno raccontato l’Olocausto dai primi documentari fino alle opere contemporanee, offrendo una panoramica completa di come il cinema abbia affrontato questo tema complesso.

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Documentari e testimonianze dirette

Nazi Concentration Camps (1945)

Uno dei primi documenti filmici sull’Olocausto, questo filmato di 58 minuti compilato dall’esercito americano venne utilizzato come prova ai processi di Norimberga. Le immagini crude e dirette dei campi appena liberati rappresentarono per il mondo la prima testimonianza visiva dell’orrore nazista.

Notte e nebbia (1956)

Diretto da Alain Resnais, questo documentario di 32 minuti è considerato una pietra miliare del cinema sulla Shoah. Alternando immagini d’archivio in bianco e nero a riprese a colori dei campi dieci anni dopo, Resnais crea un contrasto straordinario tra passato e presente. La narrazione poetica ma precisa e la musica di Hanns Eisler completano un’opera che, nonostante la sua brevità, ha avuto un’influenza incalcolabile.

Shoah (1985)

L’opera monumentale di Claude Lanzmann (566 minuti) è il risultato di 11 anni di lavoro e rappresenta il più completo documento cinematografico sull’Olocausto. A differenza di altri documentari, Lanzmann rifiuta completamente l’uso di immagini d’archivio, concentrandosi esclusivamente su interviste a sopravvissuti, testimoni e perfino ex nazisti, oltre a riprese dei luoghi dell’Olocausto come apparivano negli anni ’70.

The Last Days (1998)

Prodotto da Steven Spielberg e diretto da James Moll, questo documentario vincitore dell’Oscar segue cinque sopravvissuti ungheresi che tornano nei luoghi della loro prigionia. Il film è notevole per la presenza di testimonianze rare, come quella di un medico delle SS che parla apertamente dei suoi crimini.

Numbered (2012)

Documentario israeliano diretto da Dana Doron e Uriel Sinai che esplora le storie di sopravvissuti di Auschwitz che portano ancora i numeri tatuati sui loro corpi. Il film esplora come questi tatuaggi, da simboli di disumanizzazione, siano diventati per alcuni testimonianze da preservare e perfino tramandare.

Auschwitz: The Nazis and the ‘Final Solution’ (2005)

Miniserie documentaria della BBC in sei episodi diretta da Laurence Rees che combina interviste a sopravvissuti e carnefici con ricostruzioni drammatiche e materiale d’archivio recentemente scoperto. Particolarmente notevole per l’attenzione ai dettagli storici e per l’accesso a località raramente filmate.

I primi film narrativi (1945-1970)

L’ultimo atto (1955)

Diretto da G.W. Pabst, questo film tedesco racconta gli ultimi giorni di Hitler nel bunker, con Albin Skoda nel ruolo del dittatore. Sebbene il focus principale sia sul crollo del regime nazista, il film accenna anche alla “soluzione finale” e fu uno dei primi tentativi tedeschi di confrontarsi cinematograficamente con il recente passato.

Il diario di Anna Frank (1959)

Diretto da George Stevens, con Millie Perkins nel ruolo di Anna, questo adattamento dell’omonimo diario racconta la vita della famiglia Frank nascosta in un alloggio segreto ad Amsterdam. Il film fu nominato a otto Oscar e ne vinse tre, portando la storia di Anna all’attenzione mondiale.

L’uomo del banco dei pegni (1964)

Diretto da Sidney Lumet, con Rod Steiger nella magistrale interpretazione di Sol Nazerman, un sopravvissuto all’Olocausto che gestisce un banco dei pegni a New York. Il film esplora il trauma post-Shoah attraverso flashback traumatici e la rappresentazione di un uomo emotivamente svuotato che si isola dal mondo.

Il prestanome (1976)

Diretto da Martin Ritt, con Woody Allen e Zero Mostel, questo film ambientato nell’America maccartista degli anni ’50 racconta la storia di un impiegato televisivo che accetta di fare da prestanome per sceneggiatori nella lista nera. Sebbene non tratti direttamente l’Olocausto, il film stabilisce paralleli tra diverse forme di persecuzione e include un personaggio (interpretato da Mostel) chiaramente segnato dall’esperienza della Shoah.

Il giardino dei Finzi Contini (1970)

Capolavoro di Vittorio De Sica che racconta la storia di una ricca famiglia ebraica italiana durante l’ascesa del fascismo e l’introduzione delle leggi razziali. Vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, l’opera mostra come l’antisemitismo si sia gradualmente infiltrato nella società italiana, distruggendo vite che sembravano protette dal loro status sociale.

L’era delle grandi produzioni (1980-2000)

Schindler’s List (1993)

L’opera di Steven Spielberg, vincitrice di sette Oscar, racconta la storia vera di Oskar Schindler (Liam Neeson), industriale tedesco che salvò oltre 1.100 ebrei dallo sterminio. Girato quasi interamente in bianco e nero (con alcuni elementi a colori di forte impatto simbolico), il film rappresenta un punto di svolta nella rappresentazione cinematografica della Shoah per la sua combinazione di rigore storico e accessibilità narrativa.

La vita è bella (1997)

La controversa opera di Roberto Benigni racconta la storia di Guido, un ebreo italiano che, deportato con il figlio piccolo in un campo di concentramento, inventa un elaborato gioco per proteggerlo psicologicamente dagli orrori che li circondano. Vincitore di tre premi Oscar, il film ha diviso la critica per il suo approccio tragicomico a un tema così delicato.

La scelta di Sophie (1982)

Diretto da Alan J. Pakula, con una straordinaria Meryl Streep (che vinse l’Oscar per questa interpretazione), il film racconta la storia di Sophie, una sopravvissuta polacca che porta con sé il trauma di una scelta impossibile impostale da un ufficiale nazista ad Auschwitz. Basato sull’omonimo romanzo di William Styron, esplora il peso insostenibile della colpa e della memoria.

Arrivederci ragazzi (1987)

Opera autobiografica di Louis Malle ambientata in un collegio cattolico nella Francia occupata dai nazisti. Il film racconta l’amicizia tra due ragazzi, uno dei quali è ebreo nascosto sotto falsa identità, e si conclude con la tragica deportazione di quest’ultimo. La forza dell’opera risiede nella sua capacità di mostrare l’Olocausto attraverso gli occhi di un adolescente che ne è testimone impotente.

Il pianista (2002)

Diretto da Roman Polanski (lui stesso sopravvissuto al ghetto di Cracovia), racconta la storia vera del pianista ebreo polacco Władysław Szpilman (interpretato da Adrien Brody) che sopravvisse nel ghetto di Varsavia e poi nascosto nella città in rovina. Vincitore della Palma d’Oro a Cannes e di tre Oscar, il film è notevole per la rappresentazione dettagliata della progressiva disumanizzazione degli ebrei polacchi e per il suo approccio non sentimentale.

Jakob il bugiardo (1999)

Diretto da Peter Kassovitz, con Robin Williams nel ruolo del protagonista, racconta la storia di Jakob, un ebreo che vive in un ghetto polacco durante l’occupazione nazista e che inizia a diffondere false notizie ottimistiche sull’avanzata sovietica per sollevare il morale dei compagni. Remake di un film tedesco-orientale del 1975, rappresenta un raro esempio di approccio tragicomico alla Shoah precedente a “La vita è bella”.

La tregua (1997)

Diretto da Francesco Rosi, con John Turturro nel ruolo di Primo Levi, il film è l’adattamento dell’omonimo memoir che racconta il lungo e tortuoso viaggio di ritorno dello scrittore da Auschwitz all’Italia dopo la liberazione. L’opera esplora le difficoltà del “dopo”, mostrando come la fine della guerra non significò la fine della sofferenza per molti sopravvissuti.

Train de vie – Un treno per vivere (1998)

Film del regista rumeno Radu Mihăileanu che racconta la storia surreale di un villaggio ebraico dell’Europa orientale che organizza un falso treno di deportazione per fuggire verso la libertà. Questa tragicommedia offre una prospettiva insolita, utilizzando l’umorismo e elementi fiabeschi per raccontare una storia di resistenza e identità culturale.

Cinema europeo contemporaneo (2000-presente)

Il figlio di Saul (2015)

L’opera prima di László Nemes, vincitrice dell’Oscar come miglior film straniero, segue un membro del Sonderkommando di Auschwitz determinato a dare degna sepoltura a un ragazzo che crede essere suo figlio. Tecnicamente innovativo, il film utilizza primi piani quasi esclusivi e una ridotta profondità di campo che mantiene l’orrore ai margini dell’inquadratura, suggerendo l’impossibilità di “vedere” veramente l’Olocausto nella sua totalità.

Ida (2013)

Film in bianco e nero di Paweł Pawlikowski ambientato nella Polonia degli anni ’60. Racconta la storia di una giovane novizia che, prima di prendere i voti, scopre di essere nata ebrea e che i suoi genitori furono uccisi durante l’Olocausto. Il film esplora il complesso rapporto tra identità ebraica e cattolica nella Polonia del dopoguerra e il peso della memoria in una società che preferiva dimenticare.

La zona grigia (2001)

Diretto da Tim Blake Nelson, il film racconta la storia vera della rivolta del Sonderkommando di Auschwitz nell’ottobre 1944. Con un cast che include David Arquette, Steve Buscemi e Harvey Keitel, l’opera affronta le terribili “zone grigie” morali dei campi, dove alcune vittime furono costrette a collaborare per sopravvivere. Basato in parte sui scritti di Primo Levi, il film rifiuta facili giudizi morali o semplificazioni.

Amen. (2002)

Opera di Costa-Gavras che racconta la storia di Kurt Gerstein, un ufficiale delle SS che tentò di allertare il mondo, incluso il Vaticano, sullo sterminio in corso. Basato sulla pièce teatrale “Il Vicario” di Rolf Hochhuth, il film esplora il tema controverso del silenzio della Chiesa cattolica durante l’Olocausto.

La caduta (2004)

Diretto da Oliver Hirschbiegel, con Bruno Ganz nell’acclamata interpretazione di Adolf Hitler, il film racconta gli ultimi giorni del dittatore nel bunker di Berlino. Sebbene non tratti direttamente l’Olocausto, l’opera è significativa per la sua rappresentazione non caricaturale ma storicizzata del regime nazista nel momento del suo crollo.

Woman in Gold (2015)

Diretto da Simon Curtis, con Helen Mirren e Ryan Reynolds, racconta la storia vera di Maria Altmann, una sopravvissuta all’Olocausto che lottò legalmente contro il governo austriaco per recuperare un dipinto di Gustav Klimt espropriato alla sua famiglia dai nazisti. Il film esplora il tema della restituzione dei beni artistici rubati durante il periodo nazista e la lenta e difficile resa dei conti dell’Austria con il proprio passato.

Phoenix (2014)

Thriller psicologico di Christian Petzold ambientato nella Berlino del dopoguerra. Nelly, una sopravvissuta ad Auschwitz con il volto sfigurato, dopo un intervento di chirurgia plastica cerca il marito che potrebbe averla tradita ai nazisti. Il film utilizza elementi del noir per esplorare temi di identità, tradimento e la difficile ricostruzione della Germania post-nazista.

Una volta nella vita (2014)

Film francese di Marie-Castille Mention-Schaar basato su una storia vera. In un liceo multietnico di Parigi, un’insegnante propone ai suoi studenti di partecipare a un concorso nazionale sulla Resistenza e la deportazione. Il film esplora come la memoria dell’Olocausto possa essere trasmessa a giovani di diverse origini in un contesto contemporaneo segnato da nuove forme di intolleranza.

L’uomo che visse tre volte (2008)

Diretto da Paul Schrader, con Jeff Goldblum nel ruolo di Adam Stein, un cabarettista ebreo tedesco sopravvissuto al campo di concentramento di Stellhausen. Basato sul romanzo di Yoram Kaniuk, il film segue il protagonista in un istituto psichiatrico in Israele negli anni ’60, dove l’incontro con un ragazzo che si comporta come un cane porta a galla i suoi traumi legati al campo.

Corri ragazzo corri (2013)

Opera di Pepe Danquart che racconta la storia vera di Srulik, un bambino di otto anni fuggito dal ghetto di Varsavia che sopravvisse nascondendosi nelle foreste polacche e lavorando come garzone in fattorie, dove dovette fingere di essere un orfano cattolico. Basato sull’autobiografia di Yoram Fridman, è un potente racconto di sopravvivenza visto attraverso gli occhi di un bambino.

Le voyage de Fanny (2016)

Diretto da Lola Doillon, racconta la storia vera di Fanny, una ragazzina di 13 anni che guida un gruppo di bambini ebrei attraverso la Francia occupata fino al confine svizzero per sfuggire ai nazisti. Basato sull’autobiografia di Fanny Ben-Ami, il film offre una prospettiva sulla Shoah attraverso gli occhi di bambini costretti a crescere troppo in fretta.

Cinema americano contemporaneo (2000-presente)

The Reader – A voce alta (2008)

Diretto da Stephen Daldry, con Kate Winslet (che vinse l’Oscar per questa interpretazione) e Ralph Fiennes, racconta la relazione tra un giovane tedesco e un’ex-guardia di un campo di concentramento, esplorando temi come la colpa collettiva, la responsabilità individuale e il difficile processo di confronto con il passato nazista nella Germania del dopoguerra.

Defiance – I giorni del coraggio (2008)

Diretto da Edward Zwick, con Daniel Craig, Liev Schreiber e Jamie Bell, racconta la storia vera dei fratelli Bielski che organizzarono una comunità di 1.200 ebrei nei boschi della Bielorussia, salvandoli dalla persecuzione nazista. Il film offre una prospettiva rara sulla resistenza ebraica armata durante l’Olocausto.

La signora dello zoo di Varsavia (2017)

Diretto da Niki Caro, con Jessica Chastain, racconta la storia vera di Antonina Żabińska che, insieme al marito Jan, direttore dello zoo di Varsavia, salvò centinaia di ebrei nascondendoli nelle gabbie e nei tunnel sotterranei della struttura durante l’occupazione nazista della Polonia.

Resistance – La voce del silenzio (2020)

Diretto da Jonathan Jakubowicz, con Jesse Eisenberg nel ruolo di Marcel Marceau, racconta la storia poco conosciuta dell’attività di resistenza del celebre mimo, che aiutò a salvare centinaia di bambini ebrei dalla Francia occupata. Il film mostra come l’arte e la creatività possano diventare strumenti di resistenza e sopravvivenza anche nei momenti più bui.

Operation Finale (2018)

Diretto da Chris Weitz, con Oscar Isaac e Ben Kingsley, il film racconta la cattura in Argentina di Adolf Eichmann, uno dei principali organizzatori della “soluzione finale”, da parte del Mossad nel 1960. L’opera esplora la tensione tra il desiderio di vendetta e la necessità di giustizia, oltre a mostrare come molti criminali nazisti trovarono rifugio in Sud America.

Il bambino con il pigiama a righe (2008)

Adattamento di Mark Herman dell’omonimo romanzo di John Boyne, racconta l’amicizia tra Bruno, figlio di un comandante nazista, e Shmuel, un bambino ebreo internato, divisi dal filo spinato di un campo di concentramento. Il film utilizza la prospettiva innocente di un bambino per evidenziare l’assurdità e la crudeltà dell’antisemitismo e del sistema concentrazionario.

Jojo Rabbit (2019)

Satira di Taika Waititi ambientata nella Germania nazista degli ultimi mesi di guerra. Racconta la storia di Jojo, un bambino tedesco fanatico del nazismo con Hitler come amico immaginario, la cui visione del mondo viene sconvolta quando scopre che sua madre nasconde una ragazza ebrea in soffitta. Il film utilizza la commedia e la satira per decostruire l’ideologia nazista e il culto di Hitler.

Viale della Salvezza (2021)

Dramma di Jessica Hobbs che racconta la missione della diplomatica svedese Raoul Wallenberg e della sua assistente Mária, che salvarono migliaia di ebrei ungheresi durante le ultime fasi della guerra. Il film evidenzia come singoli individui coraggiosi potessero fare la differenza anche nel contesto della “soluzione finale”.

Remember (2015)

Thriller diretto da Atom Egoyan con Christopher Plummer nel ruolo di Zev Guttman, un anziano sopravvissuto all’Olocausto affetto da demenza che, seguendo le istruzioni lasciate da un amico recentemente scomparso, parte alla ricerca del guardiano nazista responsabile della morte della sua famiglia. Il film esplora il tema della memoria e della giustizia tardiva.

Son of Saul (2016)

Un film drammatico americano distribuito negli USA ma diretto dal regista ungherese László Nemes. Racconta la storia di Saul Ausländer, un membro ebreo del Sonderkommando ad Auschwitz, che tenta di dare una degna sepoltura a un bambino che crede essere suo figlio. Il film ha vinto l’Oscar come miglior film straniero e il Grand Prix al Festival di Cannes.

Approcci non convenzionali e film di animazione

Valzer con Bashir (2008)

Film d’animazione di Ari Folman che, pur trattando principalmente il massacro di Sabra e Shatila durante la guerra del Libano, stabilisce paralleli con l’Olocausto ed esplora come la memoria della Shoah influenzi la coscienza collettiva israeliana. Utilizzando uno stile visivo unico che combina animazione tradizionale e flash, l’opera esplora i meccanismi della memoria traumatica.

Persepolis (2007)

Film d’animazione di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud basato sull’autobiografia a fumetti dell’autrice. Sebbene tratti principalmente della rivoluzione iraniana, contiene riferimenti alla Shoah come paradigma del male storico e suggerisce parallelismi tra diverse forme di oppressione.

Anna Frank e il diario segreto (2021)

Film d’animazione diretto da Ari Folman che reinterpreta il diario di Anna Frank attraverso una cornice narrativa contemporanea, dove la figura immaginaria di Kitty, l’amica a cui Anna indirizzava il suo diario, prende vita nella Amsterdam dei giorni nostri e va alla ricerca di informazioni sul destino dell’autrice.

Lezioni di persiano (2020)

Opera di Vadim Perelman ambientata nel 1942 in un campo di transito francese. Un ebreo belga evita l’esecuzione fingendo di essere persiano e viene costretto a insegnare questa lingua (che in realtà non conosce e deve inventare) a un ufficiale delle SS. Ispirato a una storia di Wolfgang Kohlhaase, il film esplora il tema dell’identità, della sopravvivenza e del potere salvatore dell’immaginazione.

A Film Unfinished (2010)

Documentario di Yael Hersonski che analizza “Das Ghetto”, un film di propaganda nazista incompiuto sul ghetto di Varsavia. Combinando le immagini originali con testimonianze di sopravvissuti che riconoscono se stessi o conoscenti nel filmato, l’opera decostruisce la propaganda nazista e rivela le manipolazioni e le messe in scena dietro quelle immagini apparentemente documentaristiche.

La strada di Samo (2011)

Film sperimentale di Gary Walkow che esplora la vita di Samuel Bak, artista sopravvissuto al ghetto di Vilnius, attraverso le sue opere surrealiste. L’opera utilizza animazione, immagini dei quadri e ricostruzioni per creare un ritratto di come l’esperienza della Shoah possa essere elaborata attraverso l’arte.

Prospettive meno conosciute e film da riscoprire

Rosenstrasse (2003)

Film di Margarethe von Trotta che racconta un episodio poco noto: la protesta di donne “ariane” sposate con uomini ebrei a Berlino nel 1943, che si radunarono in Rosenstrasse per chiedere il rilascio dei loro mariti arrestati per la deportazione. Una rara rappresentazione di una protesta pubblica riuscita contro il regime nazista.

In Darkness (2011)

Opera della regista polacca Agnieszka Holland basata sulla storia vera di Leopold Socha, un ispettore fognario e piccolo criminale che nascose e salvò un gruppo di ebrei nel sistema fognario di Lvov durante l’occupazione nazista. Nominato all’Oscar come miglior film straniero, esplora la complessità morale di un uomo ordinario che diventa eroe quasi per caso.

Sunshine (1999)

Epopea familiare diretta da István Szabó che segue tre generazioni di una famiglia ebreo-ungherese attraverso i tumultuosi eventi del XX secolo, dall’impero austro-ungarico all’era comunista. Con Ralph Fiennes in tre ruoli diversi, il film offre una prospettiva rara sulla storia degli ebrei dell’Europa centrale e sul complesso rapporto tra identità ebraica e assimilazione.

Fateless (2005)

Adattamento ungherese del romanzo autobiografico di Imre Kertész (Premio Nobel per la letteratura) diretto da Lajos Koltai. Il film segue Gyuri, un quattordicenne ebreo ungherese deportato ad Auschwitz e poi a Buchenwald. L’opera è notevole per il suo approccio poco sentimentale e per la rappresentazione della graduale adattabilità dell’essere umano anche alle condizioni più estreme.

Voyage of the Damned (1976)

Basato su eventi reali, questo film diretto da Stuart Rosenberg racconta la storia della St. Louis, una nave che nel 1939 trasportò oltre 900 rifugiati ebrei dalla Germania a Cuba, dove furono rifiutati, così come dagli Stati Uniti e dal Canada, prima di essere costretti a tornare in Europa. Con un cast stellare che include Faye Dunaway, Max von Sydow e Orson Welles, il film evidenzia l’indifferenza internazionale verso la persecuzione degli ebrei prima dello scoppio della guerra.

Beaufort (2007)

Sebbene ambientato durante la guerra del Libano del 2000, questo film israeliano di Joseph Cedar esplora indirettamente come la memoria dell’Olocausto influenzi la psicologia militare israeliana contemporanea. L’opera segue un’unità dell’IDF che deve evacuare l’ultima fortezza israeliana in Libano prima del ritiro, affrontando questioni di coraggio, sacrificio e il peso della storia.

Il cinema come custode della memoria

I film sulla Shoah rappresentano non solo opere d’arte, ma anche strumenti fondamentali per preservare la memoria di un evento storico che ha segnato profondamente la coscienza umana. Dalla testimonianza diretta dei primi documentari alle sofisticate rappresentazioni contemporanee, il cinema ha cercato di affrontare l’impossibile compito di rappresentare l’irrappresentabile, utilizzando linguaggi diversi e prospettive multiple.

Mentre i testimoni diretti scompaiono gradualmente, questi film assumono un’importanza ancora maggiore come veicoli di trasmissione della memoria alle nuove generazioni. In un’epoca in cui l’antisemitismo e il negazionismo tornano pericolosamente a diffondersi, il cinema sulla Shoah ci ricorda l’importanza della vigilanza e dell’educazione storica per evitare che simili tragedie possano ripetersi.

La diversità di approcci, stili e prospettive dei film analizzati in questo articolo dimostra come non esista un unico modo “corretto” di rappresentare la Shoah, ma piuttosto un mosaico di tentativi di confrontarsi con un evento che continua a sfidare la nostra comprensione e la nostra capacità di rappresentazione.