A Torino, il celebre psichiatra e scrittore Paolo Crepet ha attirato l’attenzione di oltre duemila spettatori al Lingotto, dove ha presentato il suo spettacolo “Mordere il Cielo“. Questo evento ha rappresentato un’importante occasione per discutere le angosce contemporanee e le nuove forme di espressione delle ansie sociali. Crepet ha colto l’opportunità per esprimere le sue preoccupazioni riguardo alla società attuale, in particolare sul ruolo dei social media e sull’educazione delle nuove generazioni.
Un ritorno affettuoso a Torino
Il legame di Paolo Crepet con Torino è profondo e affettivo. Durante il suo intervento, ha sottolineato quanto sia significativo per lui tornare nella sua città natale, dove ha ricevuto un’accoglienza calorosa. “Duemila persone non sono poche, no?” ha commentato, evidenziando l’importanza di un pubblico così numeroso. Questo afflusso dimostra che, nonostante i luoghi comuni, esiste un forte desiderio di comprendere e interpretare la realtà che ci circonda.
Tuttavia, Crepet ha espresso una visione critica della società attuale, avvertendo che il rischio di vivere in un’epoca di insensibilità è sempre più concreto. La sua analisi non si limita a una semplice osservazione, ma si estende a una riflessione profonda sulle dinamiche sociali e sulle responsabilità degli adulti nei confronti dei giovani.
La responsabilità degli adulti e l’educazione dei giovani
Crepet ha messo in discussione il ruolo degli adulti nella formazione delle nuove generazioni, sostenendo che molti genitori si comportano come se fossero ancora adolescenti. Questa mancanza di maturità si riflette nel modo in cui utilizzano i social media, pubblicando contenuti poco appropriati. “Come possono educare un adolescente alla responsabilità e alla consapevolezza di sé?” ha chiesto, sottolineando l’importanza di un esempio positivo da parte degli adulti.
La discussione si è poi spostata su “Adolescence“, una miniserie Netflix che affronta temi delicati come la violenza giovanile. Crepet ha dichiarato di non avere intenzione di guardarla, ritenendo che le piattaforme digitali siano in parte responsabili del degrado sociale. La sua posizione è chiara: il successo di tali contenuti non deve nascondere la brutalità della realtà che rappresentano.
La questione dei social media e la proposta di un divieto
Uno dei punti centrali del discorso di Crepet è stato il suo appello affinché il governo vieti l’uso dei social media fino ai 16 anni, seguendo l’esempio dell’Australia. Questa proposta nasce dalla convinzione che i social possano avere un impatto negativo sulla formazione delle identità giovanili. Crepet ha osservato che l’elettorato sembra incline a ignorare questi problemi, preferendo rifugiarsi in un uso superficiale delle piattaforme digitali.
La sua critica si estende a una società che, secondo lui, non reagisce adeguatamente di fronte a eventi tragici come i femminicidi. “Dove sono le persone che scendono in piazza per protestare?” ha chiesto, evidenziando la necessità di una mobilitazione più attiva e consapevole. Crepet ha invitato a riflettere sulla responsabilità collettiva nel creare un ambiente più sicuro e consapevole per le nuove generazioni.
Un appello alla consapevolezza sociale
La serata al Lingotto non è stata solo un evento culturale, ma un vero e proprio appello alla consapevolezza sociale. Paolo Crepet ha messo in luce la necessità di un cambiamento profondo nella società, dove la responsabilità individuale e collettiva deve essere al centro del dibattito. La sua analisi delle ansie contemporanee e delle sfide educative rappresenta un invito a riflettere su come costruire un futuro migliore per i giovani, lontano dall’indifferenza e dalla superficialità.
🔴Condividi coi tuoi amici!👇