Yuval Abraham, co-regista del documentario palestinese “No Other Land“, ha recentemente espresso la sua indignazione riguardo al silenzio dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’ente che assegna i premi Oscar. La sua denuncia arriva in seguito al rapimento e alla successiva liberazione di Hamdan Ballal, un collega di Abraham, che è stato detenuto e torturato dalle forze israeliane in Cisgiordania. Questo episodio ha sollevato interrogativi sulla responsabilità delle istituzioni culturali nel sostenere i diritti umani e la giustizia sociale.
La denuncia di Yuval Abraham
In un post pubblicato su X, Abraham ha messo in evidenza come l’Academy, che ha premiato “No Other Land” solo tre settimane fa, non abbia preso una posizione pubblica a favore di Hamdan Ballal durante le violenze subite. “Purtroppo, l’Academy si è rifiutata di sostenere pubblicamente Hamdan Ballal mentre veniva picchiato e torturato dai soldati e dai coloni israeliani”, ha scritto Abraham, evidenziando il contrasto con l’Accademia europea del cinema e altri festival che hanno espresso solidarietà nei confronti di Ballal durante la sua detenzione.
Abraham ha sottolineato che diversi membri dell’Academy, in particolare coloro che lavorano nel campo dei documentari, avevano chiesto una dichiarazione ufficiale, ma questa non è mai arrivata. “Ci è stato detto che, poiché altri palestinesi erano stati picchiati durante l’attacco dei coloni, una presa di posizione avrebbe potuto essere considerata estranea al film”, ha aggiunto Abraham, rivelando la mancanza di volontà dell’Academy di affrontare la questione.
L’impatto della violenza su Hamdan Ballal
Hamdan Ballal è stato preso di mira non solo per il suo lavoro su “No Other Land“, ma anche per la sua identità palestinese. Dopo il suo rilascio, ha raccontato che i soldati che lo avevano catturato scherzavano sulla sua vittoria agli Oscar mentre lo torturavano. “Hamdan è stato preso di mira perché è palestinese, esattamente come tanti altri palestinesi che ogni giorno vengono ignorati dai media”, ha affermato Abraham, evidenziando la necessità di una maggiore attenzione e solidarietà nei confronti di chi vive sotto occupazione.
Questo episodio mette in luce una realtà complessa e dolorosa, in cui la violenza e l’oppressione colpiscono non solo gli individui, ma anche le loro storie e le loro opere. Abraham ha sottolineato che il silenzio dell’Academy di fronte a tali ingiustizie rappresenta una grave omissione e una mancanza di responsabilità sociale.
Un appello all’Academy
Nonostante la delusione, Yuval Abraham ha lanciato un appello all’Academy, invitandola a rivedere la sua posizione. “Non è troppo tardi per cambiare idea. Anche ora, rilasciare una dichiarazione di condanna dell’attacco ad Hamdan e alla comunità di Masafer Yatta manderebbe un messaggio significativo e fungerebbe da deterrente per il futuro”, ha affermato. Questo invito rappresenta non solo una richiesta di giustizia per Ballal, ma anche una chiamata a tutte le istituzioni culturali affinché si facciano portavoce di chi vive in situazioni di vulnerabilità.
La questione sollevata da Abraham non riguarda solo un singolo individuo, ma tocca temi più ampi legati ai diritti umani, alla libertà di espressione e alla responsabilità delle istituzioni nel sostenere la giustizia sociale. La speranza è che le parole di Abraham possano stimolare una riflessione profonda e un cambiamento significativo all’interno dell’Academy e oltre.
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