Il disegno di legge Sicurezza, attualmente in discussione al Senato, sta suscitando preoccupazioni tra i professionisti dell’informazione. La proposta, che mira a rafforzare i poteri dei servizi segreti, prevede che le società pubbliche, inclusa la Rai, siano obbligate a collaborare con le autorità, anche a costo di violare le normative sulla riservatezza. Questa situazione ha sollevato un forte allarme tra i giornalisti, che vedono minacciata la loro libertà di operare e la protezione delle fonti.
Le modifiche al ddl Sicurezza e le loro implicazioni
Il ddl Sicurezza introduce significative modifiche all’articolo 31, ampliando i poteri dei servizi segreti e cambiando radicalmente il rapporto tra queste istituzioni e le società pubbliche. Attualmente, la legge del 2007 consente ai servizi segreti di richiedere informazioni alle pubbliche amministrazioni, ma lo fa in modo facoltativo. La nuova formulazione, invece, stabilisce che le pubbliche amministrazioni e le società a partecipazione pubblica siano “tenute” a fornire assistenza e collaborazione ai servizi segreti.
Questa modifica rappresenta un cambiamento sostanziale, poiché passa da una richiesta di collaborazione a un obbligo di risposta. La questione centrale riguarda la possibilità che le società come la Rai possano essere costrette a rivelare le fonti dei giornalisti, compromettendo così la riservatezza necessaria per svolgere inchieste e garantire un’informazione libera e indipendente.
La questione della riservatezza delle fonti
La protezione delle fonti è un principio fondamentale per il giornalismo, sancito da leggi esistenti che tutelano il segreto professionale. Attualmente, la legge del 1963 stabilisce che i giornalisti devono mantenere il segreto sulle loro fonti, a meno che non vi sia un ordine del giudice che richieda la rivelazione, e solo se ciò è essenziale per un’indagine. Tuttavia, il ddl Sicurezza introduce la possibilità di derogare a queste normative, creando un contesto in cui i servizi segreti potrebbero richiedere informazioni senza rispettare le leggi sulla riservatezza.
Questa situazione ha sollevato forti preoccupazioni tra i membri del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, che ha denunciato come la proposta di legge possa compromettere la libertà di stampa e minacciare la democrazia. Il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani, ha espresso il timore che, se il ddl venisse approvato nella sua forma attuale, la Rai e altre emittenti potrebbero essere costrette a cedere alle richieste dei servizi segreti, annullando di fatto la protezione delle fonti.
Le reazioni e le prospettive future
Le reazioni al ddl Sicurezza non si sono fatte attendere. Oltre alle proteste dei giornalisti, anche organismi internazionali hanno espresso preoccupazione per le implicazioni di questa legge. La questione della libertà di stampa è diventata un tema centrale nel dibattito pubblico, con molti che chiedono una revisione del disegno di legge per garantire che i diritti dei giornalisti siano tutelati.
La discussione continua al Senato, con le opposizioni che si oppongono fermamente a queste modifiche. La situazione è in continua evoluzione e il futuro del ddl Sicurezza rimane incerto, ma è chiaro che la protezione delle fonti e la libertà di stampa sono in gioco. I prossimi sviluppi saranno cruciali per determinare se il governo Meloni ascolterà le preoccupazioni sollevate e apporterà le necessarie modifiche al testo proposto.
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