Riccardo Cocciante, uno dei più noti cantautori italiani, ha recentemente condiviso le sue opinioni sul Festival di Sanremo in un’intervista a Fanpage. Vincitore della manifestazione nel 1991 con il brano “Se stiamo insieme“, Cocciante ha evidenziato l’importanza del festival nella scena musicale italiana, ma ha anche messo in luce alcune criticità che ne influenzano l’evoluzione. La sua riflessione si inserisce in un dibattito più ampio sulla musica e sui riconoscimenti artistici nel nostro Paese.
La storia di Cocciante e il Festival di Sanremo
Riccardo Cocciante ha un legame profondo con il Festival di Sanremo, non solo per la vittoria del 1991, ma anche per le numerose ospitate che ha avuto nel corso degli anni. Durante l’intervista, ha raccontato come la sua decisione di partecipare nel 1991 sia stata influenzata da un cambiamento nella manifestazione stessa. “Sanremo non è fatto per me, non amo i concorsi”, ha dichiarato Cocciante, sottolineando che in passato i cantautori avevano praticamente annullato il festival, che per un periodo non era nemmeno presente in televisione. Le classifiche musicali di quel tempo, secondo lui, raccontavano una storia diversa rispetto a quella proposta da Sanremo.
La sua partecipazione al festival è stata una scelta ponderata, motivata dalla trasformazione che il Festival aveva subito negli anni. Cocciante ha spiegato che, nonostante avesse sempre affermato di non voler tornare in gara, ha sentito che era giunto il momento di lanciarsi. Tuttavia, ha anche precisato che la sua vittoria non ha cambiato molto il suo approccio alla musica e alla sua carriera.
Critiche al monopolio di Sanremo sulla musica italiana
Cocciante ha espresso una critica significativa nei confronti del Festival di Sanremo, sostenendo che monopolizza la scena musicale italiana e impedisce la creazione di premi alternativi, come i Grammy. Secondo il cantautore, la presenza predominante di Sanremo ostacola l’emergere di un riconoscimento annuale che possa rappresentare non solo gli artisti, ma anche l’intera categoria musicale. “Se non abbiamo un vero premio è per colpa di Sanremo“, ha affermato, evidenziando come il festival assorba e controlli le diverse espressioni musicali.
L’artista ha citato i Maneskin come esempio di un fenomeno musicale che, pur non essendo legato a Sanremo, ha trovato il proprio spazio nel panorama musicale. Cocciante ha apprezzato il loro approccio, ma ha anche sottolineato che, senza il passaggio attraverso il filtro di Sanremo, molti artisti emergenti possono avere difficoltà a farsi notare. “Io amo l’underground, perché è da lì che inizia il futuro“, ha dichiarato, evidenziando come anche le espressioni musicali più innovative debbano confrontarsi con il festival per ottenere visibilità.
Riconoscimenti e l’importanza dell’underground
Cocciante ha concluso la sua riflessione sul Festival di Sanremo parlando dell’importanza dei riconoscimenti nella carriera di un artista. Sebbene la sua esperienza personale con il festival non abbia avuto un impatto significativo sulla sua vita, ha riconosciuto che esiste sempre un bisogno di riconoscimenti nel mondo della musica. La sua passione per l’underground e la sua visione critica del monopolio di Sanremo offrono uno spunto di riflessione su come la musica italiana possa evolversi, valorizzando anche le espressioni artistiche meno convenzionali.
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